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(a cura di)
Antonio Schiavulli

La guerra lirica


Il dibattito dei letteratiitaliani sulla guerra di Libia (1911-1912)

Collana: La politica dei letterati

Prezzo: € 15,00

 

La guerra intrapresa nel 1911 per la conquista e l'occupazione della Libia rappresenta, nell'ambito del più ampio contesto della colonizzazione italiana in Africa, il culmine della politica di unità nazionale promossa dai governi liberali per «fare gli italiani» e il modello per la ormai imminente propaganda interventista e fascista, negli anni in cui sembra compiersi un vero e proprio mutamento del ruolo degli intellettuali nella società. Si sono raccolti qui alcuni degli interventi che animarono il dibattito dei letterati intorno alla legittimità dell'occupazione libica e della politica espansionistica dell'Italia giolittiana per misurare sul campo la temperie intellettuale di una fase critica della cultura del nostro paese. A fare da sfondo a questa operazione editoriale vi è la fiducia profonda nel potere produttivo della parola, la convinzione che, soprattutto quando venga pronunciata da chi della parola ha fatto il proprio mestiere, essa possa risultare capace di materializzarsi in agire politico. Se, infatti, la prassi politica, negli anni presi in esame, ha potuto modellarsi sui caratteri della aggressione, della violenza e della negazione dell'Altro, è stato anche in virtù della capacità di produzione di identità in conflitto messa in scena da un apparato di diffusione culturale che aveva, fra i suoi protagonisti, gli intellettuali e dalla costante negoziazione di questo apparato con le sollecitazioni imposte dalle masse. E dunque, un'operazione di raccolta e commento dei discorsi politici che alcuni dei protagonisti di quella stagione letteraria, come Pascoli e d'Annunzio, Papini, Prezzolini e Serra, Corradini, Valera e Marinetti hanno elaborato per accompagnare l'impresa coloniale italiana in Libia, trova oggi il senso primario di fornire un documento utile per comprendere le forme di produzione dell'ideologia coloniale che hanno agito sulla scena della storia, costruendo, promuovendo e, meno spesso, criticando le ragioni di una aggressione feroce e cruenta.

Antonio Schiavulli, di formazione bolognese, sta portando a termine un dottorato di ricerca in Studi italianistici presso l'Università di Pisa con una tesi sul romanzo del Novecento. In passato si è occupato prevalentemente di poesia contemporanea e d'avanguardia pubblicando saggi e interventi su riviste. Dal 2006, fa parte delle redazioni di «Poetiche» e di «Studi Culturali».

     


(a cura di)
Piero Pieri

Metropolis

Scritti modernisti sulla città imperialista

Collana: La politica dei letterati

Prezzo: € 12,00

 

 

Nell'immaginario modernista di fine e inizio secolo le grandi città metropolitane diventano l'esito e il culmine della civiltà europea giunta allo stadio più alto dell'espansionismo coloniale e del modo di produzione capitalista nella fase dell'economia di mercato imperialista. Con La città dell'impero e la coscienza imperialistica individuale, La metropol i, Mario Morasso scrive il più spettacolare ritratto della metropoli moderna cogliendone novità e aspetti predominanti (i Grandi magazzini, l'istituzionalizzazione economico-finanziaria del centro, il rapporto periferia-centro, l'abolizione delle gerarchie nei ritrovi pubblici, forme sempre più acute di nevrosi individuale e collettiva) all'insegna di un concetto tardopositivista d'imperialismo che equipara quello aggressivo delle nazioni a quello degli individui, per il quale la metropoli è il campo di battaglia del più forte. S'affianca a Morasso la Parigi di Corradini, quale tempio del buon gusto e della dinamicità. Prezzolini illustra la città come luogo del tempo scandito dall'orologio, dall'assenza di ogni morale religiosa, in continua espansione edilizia, movimentato di giorno e di notte da una rete ininterrotta di relazioni urbane opposte al falso ideale della pacifica vita in campagna Anche secondo Boine la grande città sollecita una mentalità aperta e dinamica che stimola nei suoi abitanti comportamenti fieri e propositivi, a dispetto di chi vive nei piccoli paesi avendo minimi piaceri e dedicandosi al pettegolezzo da osteria. Nel clima dell'avanguardia futurista Palazzeschi con La passeggiata dedica alla città una delle poesie più irriverenti: il gran teatro mediatico della réclame è un continuo piano-sequenza di scene accennate con ironica leggerezza.

Piero Pieri insegna Letteratura italiana contemporanea nella facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna. E' autore di Ritratto del saltimbanco da giovane. Palazzeschi 1905-1914 (Patron, 1980); La scienza del tragico. Saggio su Carlo Michelstaedter (Cappelli, 1989); La politica dei letterati. Mario Morasso e la crisi del modernismo europeo (Clueb, 1993); Duelli di penna. Casanova, Goudar e Caterina II (Bulzoni, 1994); Il violino di Orfeo. Metamorfosi e dissimulazioni del classicismo (Pendragon, 2000); La differenza ebraica. Grecità, tradizione e ripetizione in Carlo Michelstaedter e in altri ebrei della modernità (Pendragon, 2002); Paradossi dell'intertestualità. D'Annunzio e i Crepuscolari, Michelstaedter e i Leonardiani (Allori, 2004) .

 



Luciana Martinelli

Immagini
del femminile
in Pirandello


Collana: Biblioteca di letteratura moderna e contemporanea

Prezzo: € 12,00


 

Nell'universo poetico pirandelliano la figura femminile occupa un posto di assoluto rilievo, per il suo “sentire vero, profondo, quasi animale”, per la sua individualità forte e complessa, che la rendono un autentico baricentro narrativo e simbolico. Scrive Luciana Martinelli, già nelle prime pagine di questo suo studio complesso e originale: «Molto di frequente, nei testi pirandelliani, il ruolo di svelamento, esercitato dallo sguardo-specchio del narratore, viene assunto dall'“occhio” del personaggio femminile. Ed è allo sguardo di lei che, della coscienza dei protagonisti, si spalancano i fondali e appaiono le inclinazioni occulte, le latenze rimosse, le disposizioni negate. Luogo di continua produzione di significati, è questa diversa dimensione interiore a connotare di un altro valore il conflitto tra vedere e vedersi, tra immagine riflettente e immagine riflessa - che è un tòpos centrale dell'universo pirandelliano. Dalla dialettica mentale, dalla riflessione verbale in cui, solitamente, si avviluppa e si mimetizza il personaggio maschile, il quale interpreta il proprio dramma come il contrasto immanente tra il movimento della vita e la forma, tale contrasto si trasforma nello scarto tra immagine esterna e immagine interiore, assumendo il carattere del dissidio profondo dei personaggi tra consapevolezza e inconsapevolezza, tra verità di sé e menzogna su di sé. Ampliando l'orizzonte delle motivazioni esistenziali, sollecitando angosciose perplessità, proponendo percorsi alternativi all'agire dell'uomo e alle sue leggi, scavando un solco profondo tra pietà e giudizio, l'ottica femminile diviene il punto di rottura dell'ordine coscienziale maschile. Il punto in cui egli è messo davanti alla propria ambiguità ed esperimenta la sua profonda fragilità. Lo sguardo della donna diviene una sorta di specchio magico. L'uomo che vi si guarda vede, come fosse fuori di sé, l'immagine della propria anima che, per parafrasare Hofmannsthal, egli non ha saputo “trattare con attenzione”, e ode, come fossero d'altri, le tante istanze di lei, che egli ha rimosso per costruire il virtuosistico “a solo” della sua coscienza maschile. L'attrazione e la repulsione per la figura femminile, la sua ricerca e il suo rifiuto, il desiderio e l'odio, che per lei nutrono i personaggi, si convertono nell'attrazione e nel rigetto, nel bisogno e nella paura di una parte di se stessi, che è la parte di lei che è in loro, che è loro. Il gioco incrociato che anima tante opere dello scrittore, tra l'immagine che la donna riflette del personaggio e l'immagine di sé che egli vede attraverso di lei, muta dunque il dissidio apparente, esteriore, psicologico tra uomo e donna in una dinamica dell'inconscio.»

Luciana Martinelli ha insegnato Letteratura italiana negli atenei di Trieste, L'Aquila e Cassino, dove è attualmente la decana. Si è occupata di Dante, dei romanzi di Alessandro Verri, dei memorialisti dell'Ottocento, di Verga e del verismo, di Montale, di Landolfi e della letteratura del secondo Novecento, oltre che di Pirandello e di scrittura femminile.

 


 


(a
(a cura di)
Luciana Martinelli
con un saggio di Michelangelo Fino

Luigi Pirandello.
Quattro novelle di viaggio


Collana: Biblioteca di testi e documenti di letteratura moderna e contemporanea

Prezzo: € 14,00

 

Il viaggio in treno rappresenta, nell'universo pirandelliano, un autentico Leitmotiv . Attraversa l'intera produzione narrativa dello scrittore, e prima ancora, segna la sua vita: «voglio pace per scrivere, e non aver sempre dei treni che partono», dirà in un'intervista. L'incubo della consuetudine si traduce, nei suoi personaggi, in incubo della novità, e il treno assume le sembianze di un «ferreo mostro», che trascina l'esistenza di viaggiatori disorientati e angosciati. Nello scompartimento il personaggio-viaggiatore depone la maschera e riconosce la fragilità della propria persona e la miseria della propria esistenza. I quattro racconti di Pirandello raccolti in questo volume ( Il treno ha fischiato... , Quando si comprende , Nenia e Una giornata ) sono introdotti da Luciana Martinelli, che dello scrittore agrigentino ha una lunga esperienza di lettura. Il libro è arricchito dal saggio di un giovane studioso, suo allievo, che individua nel motivo del viaggio una fondamentale chiave interpretativa della novellistica pirandelliana: «se è il treno a propiziare l'estraniazione del personaggio, o comunque ad accentuarla (visto che quello pirandelliano è un personaggio congenitamente estraniato), vuol dire che esso funge da spazio epifanico, strumento di rivelazione che consente il passaggio dal falso al vero, umoristicamente, dall'apparire all'essere. Una rivelazione in negativo, dal momento che la scoperta e il raggiungimento della propria identità (o presunta tale) porta inevitabilmente ad uno stato di alienazione, di scacco, ad una condizione appunto di follia».

Luciana Martinelli ha insegnato Letteratura italiana negli atenei di Trieste, L'Aquila e Cassino, dove è attualmente la decana. Si è occupata di Dante, dei romanzi di Alessandro Verri, dei memorialisti dell'Ottocento, di Verga e del verismo, di Montale, di Landolfi e della letteratura del secondo Novecento, oltre che di Pirandello e di scrittura femminile.

Michelangelo Fino è dottore di ricerca e collabora al LAIT (Laboratorio di analisi informatizzata del testo letterario) e al CIRTT (Centro interdipartimentale di ricerca su tradizione e traduzione), presso il Dipartimento di Filologia e Storia dell'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di narrativa otto-novecentesca e in particolare di scrittori siciliani (Verga, De Roberto, Tomasi di Lampedusa, Rosso di San Secondo).